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Vecchio 15-04-2016, 00.08.26   #1
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Go Nagai a Romics 2016: Video e reportage incontro col papà di Mazinga

L'ospite di punta del recente Romics 2016 è stato sicuramente il maestro Go Nagai, il celebre autore di Mazinger Z, Grendizer, Devilman, Violence Jack e decine di altre celebri opere. In occasione della visita alla fiera, il maestro è stato insignito del Premio Romics d'oro ed ha partecipato ad un lungo incontro col pubblico tenutosi sabato 9 aprile. Alcuni fortunati sono stati inoltre estratti per partecipare ad una sessione d'autografi esclusiva. Vi riportiamo il reportage di uno dei partecipanti alla sessione. Di seguito, il video dell'incontro ed una trascrizione delle domande e risposte. Il maestro è qui già da ieri, e ne ha approfittato per visitare i musei capitolini. La nostra prima domanda è quindi cosa ne pensa della città e dei musei? Per prima cosa vorrei ringraziare tutti quanti voi per essere intervenuti qui oggi, ne sono molto contento. Sono tornato in Italia dopo un po' di anni che non venivo, credo che questa sia la terza o quarta volta che vengo qui a Roma; ho fatto una bella visita ai musei capitolini e ho avuto la possibilità di ammirare molte opere affascinanti, della storia di Roma. In generale mi fa sempre molto piacere fare il turista a Roma. Ci sono qui moltissime persone che ammirano le sue opere. La nostra domanda è come ha iniziato, come ha deciso, ad un certo punto della sua vita, quando era ancora molto giovane, di diventare mangaka? Fin da quanto ero bambino, a circa 9-10 anni, ho sempre desiderato di diventare un mangaka. Come molti della mia epoca sono stato influenzato da Tezuka Osamu, e già a 9 anni ero un grande appassionato delle sue opere. È stato proprio in quel periodo che ho deciso di voler diventare da grande un disegnatore di fumetto. Quindi ha fatto un percorso artistico dedicato a diventare a mangaka? Sì, ho fatto tutto quel che si deve fare per diventare un creatore di storie. Mi sono appassionato ai romanzi, film, anche agli sport. Mi sono impegnato per diventare un fumettista facendo queste cose. Quindi ha imparato visivamente dalle cose che ha letto. Oltre a Tezuka Osamu, che ha già citato, quali sono i suoi grandi maestri di riferimento artistico, non soltanto mangaka ma anche scrittori, sia giapponesi che internazionali, pittori, scultori... insomma, qual è l'universo che lo ha ispirato? La Divina commedia di Dante è stata una delle opere che mi ha ispirato maggiormente. È diventata la base per alcune mie opere molto famose. Oltre a leggere la commedia, mi sono soffermato molto sulle illustrazione di Gustave Dorè, che hanno avuto un influenza notevole sul mio modo di disegnare e raffigurare la realtà. Mi sono appassionato molto al cinema europeo, in particolare a quello italiano, del secondo dopoguerra. Tutta la nuova ondata di cinema mi ha appassionato e influenzato molto. Ora cerchiamo di entrare un po' all'interno della sua opera, nei temi portanti che si ritrovano nella diversità delle sue opere e che lo contraddistinguono. Parliamo innanzitutto del rapporto tra fantascienza e mitologia. Pensiamo ad esempio a Grendizer e Mazinger: è riuscito a porre la fantascienza, l'idea di un robot avanzatissimo scientifico, in conflitto con popolazioni mitologiche. Ha trovato la formula giusta per far incontrare questi due mondi. Come ha lavorato a questa tematica, come l'ha inserita nelle sue opere? Sono sempre stato un grande appassionato di mitologia greca e romana, inoltre una mia grande altra passione era immaginare come avrebbe potuto essere il futuro rispetto agli anni '70; mettendo insieme queste passioni mi sono reso conto che la mia immaginazione galoppava alla grande, mi venivano molte idee per creare storie con questi due elementi. Inoltre, la mitologia è anche molto interessanti dal punto di vista narrativo, dando la possibilità di far sviluppare in maniera interessante la storia a cui si sta lavorando. Io trovavo la vita quotidiana un po' noiosa, eppure con queste immaginazioni del futuro e dell'antichità romana e greca ho cercato di creare un mondo un po' più carino anche per noi. Quindi lei è stato un grande lettore di mitologia; andava in cerca di letture particolare per scoprire miti provenienti dalla cultura occidentale? Sì, naturalmente dovevo studiare per conoscere meglio la mitologia greca e romana e la storia antica del mediterraneo. Avevo bisogno di maggiori conoscenze per sviluppare le immagini che si sviluppavano nella mia mente. Avevo bisogno di una traccia storica per poi lavorare con la mia fantasia. Un altro elemento importante presente nei suoi lavori è il rapporto tra il bene e il male. In una maniera originale, se pensiamo a Devilman, Mao Dante e altri eroi, oppure ad un fumetto come Violence Jack, in cui vediamo che non c'è una distinzione netta tra bene e male. Come ha portato questa visione molto complessa nelle sue opere? Come essere umano mi rendo conto di quanto sia difficile scegliere tra il bene e il male, mi rendo conto inoltre che bene e male non sono due entità nettamente distinte, a volte dal bene può nascere il male, e viceversa. Sono due concetti strettamente correlati tra loro. Da questo concetto mi è venuta l'idea di creare un demone che cercasse, contrariamente alla sua vocazione, di fare del bene. Su questo concetto si basa Devilman. Rovesciare il concetto generico che viene normalmente considerato di bene e male potrebbe far nascere una storia curiosa e particolare. Questo emerge nel manga di Mao Dante, in cui le figure di buoni e cattivi, bene e male, si rovesciano continuamente, arrivando ad un'idea di Dio assolutamente diversa da un concetto tradizionale. Sì, come dite voi in Mao Dante il concetto tradizionale di Dio è completamente rovesciato. C'è quindi un demone che ha la funzione di divinità. Partendo da questa idea di rovesciamento che ho deciso di portare avanti la storia di Mao Dante, successivamente sviluppatisi in Devilman. Pensavo che questa idea potesse portare sviluppi molto interessanti. Si parla comunque di opere di finzione, che non hanno realmente a che fare con le religioni del mondo. Passiamo ad un altro tema: le sue donne, cariche di un velato erotismo, come in una delle sue prime opere, Scuola senza pudore. Molte donne bellissime, eroine, esistono nella sua produzioni. Come nasce questa idea? Io sono cresciuto con 4 fratelli; eravamo 5 maschi in casa e non avevamo modo di osservare spesso il mondo femminile. Ai nostri occhi erano qualcosa di misterioso, che non riuscivamo a comprendere. Sono cresciuto con questa immagine del mondo femminile, perciò poi ho iniziato a desiderare di conoscerlo meglio. Per me la figura femminile è sempre stata ideale, per cui prova molta ammirazione ed è sempre stata una fonte d'ispirazione. Honey, ad esempio, ne ha fatto un'eroina molto particolare. Come le è venuta l'idea? Praticamente ho aggiunto molti miei ideali e desideri che cerco nelle donne; è nata in maniera molto spontanea. Di solito è il ruolo degli uomini quello di proteggere le donne, ma perchè non fare una donna che protegge gli uomini? Viene da pensare che il maestro fosse già molto avanti all'epoca, non solo per quanto riguarda l'immaginazione tecnologica ma anche nei rapporti tra uomini e donne. Tra gli anni '70 e inizio '80 Nagai era in un periodo impegnatissimo per quanto riguarda la produzione di nuove opere, non solo manga anche anime. La domanda è quanto riuscisse a seguire la trasposizione delle sue opere in animazione? Mentre il manga è un lavoro solitario, a cui partecipano poche persone, l'animazione prevede un lavoro corale e un rapporto con moltissime persone. Qual era il suo rapporto con la produzione, in particolare col character design? All'epoca in cui la mia prima opera venne trasposta in animazione io non avevo mai fatto quell'esperienza. La prima cosa fu pensare alla struttura di tutta la storia, non solo dall'inizio alla fine, ma dovendo pianificare la trama puntata per puntata. Fu un grande lavoro. Poi dovetti disegnare tutti i personaggi, pianificando anche in quali puntate essi dovessero comparire. Poi mi sono trovato col character design per far sì che nella trasposizione dall'immagine fissa a quella in movimento i personaggi non venissero modificati troppo, riducendo al minimo il divario tra il personaggio animato e quello che avevo concepito nella mia mente. Furono necessarie diverse correzioni. Inoltre, ho lavorato anche con il direttore delle scenografie, dovendo stabilire quali edifici, oggetti, macchine dovessero comparire in ciascuna scena. Insomma, la mia collaborazione con lo staff fu molto consistente. In quale delle sue opere questo lavoro di supervisione e collaborazione con lo staff dell'anime è venuto meglio, quello di cui è maggiormente soddisfatto? In realtà sono molto soddisfatto di tutte le serie nate dalle mie opere originali: Mazinger Z, Grendizer, Cutey Honey... sono tutte serie che ho guardato con molto piacere, pensando che fossero state realizzate molto bene. Come è cambiato il mondo del manga da quando ha cominciato negli anni '70 ad oggi? Quando ho cominciato io l'industria del manga era molto piccola, il numero di mangaka era ridotto e anche le riviste erano molto poche. Col tempo la situazione è cambiata, tutti i numeri sono aumentati. Sono aumentate le riviste per adulti, mentre prima c'erano quasi solo opere per bambini, e questo ha portato a un aumento dei generi e delle tematiche, in grado di parlare a pubblici diversi e di sviluppare fantasie diverse dalle sue. Nonostante all'epoca ci fossero solo riviste per bambini io cercavo sempre di inserire anche tematiche più adulte, cosa che ha portato a numerose critiche da parte di genitori e delle associazioni genitori-insegnanti. Per cui, possiamo considerare il maestro come uno dei grandi autori del passato che ha contribuito a sdoganare alcuni generi e rendere più libera la creatività. Inoltre, per quanto riguarda le polemiche, è una cosa che ha accompagnato i primi arrivi di Grendizer e Mazinger anche in Italia. Lei ha influenzato almeno tre generazioni di fan in tutto il mondo, e quindi anche molti autori che hanno trovato ispirazione nelle sue opere. Come vive questa cosa, l'avrebbe mai immaginata? Io stesso sono stato molto influenzato dalle opere di Tezuka, e quando ho iniziato la mia carriera speravo di poter diventare un giorno un mangaka influente per altri autori. Però ad un certo punto della mia carriera mi sono reso conto che il numero degli artisti che venivano da me per dirmi di essere rimasti influenzati dalle mie opere era talmente grande da sorprendermi. Naturalmente tutto questo mi fa estremamente piacere, ne sono molto contento. Negli anni '70 lei ha immaginato grandi robot che salvano la Terra, leghe particolari create per produrli. Come vede l'evoluzione della tecnologia rispetto a quanto lei aveva pensato. Mi viene da pensare alla creazione di androidi con fattezze umane. Siamo arrivati a quello che lei aveva in mente? Quando ero piccolo mi piaceva molto immaginare il futuro, cosa sarebbe stato creato negli anni a venire. Poi col tempo ho visto lo sviluppo tecnologico dei nostri anni in prima persona e mi ha fatto piacere. Adesso però mi duole constatare che molte delle creazioni delle mie opere non sono ancora stare create. Ad esempio non ci sono ancora robot come Mazinger Z, e quindi mi domando: “Ma forse l'umanità in questo momento è un po' in ritardo rispetto alle mie previsioni?” Torniamo alla realizzazione dei manga. Quando disegnava i suoi personaggi aveva già in mente le loro voci o come si sarebbe mosse la scena? Quando vedeva i doppiatori scelti e le varie animazioni, come le sembravano? Quando disegno mi immagino le voci dei personaggi. In passato quando vedevo le serie basate su quelle serie mi dicevo: “Ma non è questa la voce che avevo pensato per il personaggio, perchè hanno fatto questa scelta?” Poi però mi abituavo alla voce pensando che avevano fatto una bella scelta. Ha mai visto alcune delle sue opere tradotte in altre lingue, sentendo le varie voci scelte? Sì, ho visto puntate doppiate in altre lingue e ogni volta mi stupisco con queste voci strane, e penso che sono diverse da come le avevo pensate in origine. Ma poi, come già detto, man mano che proseguo nella visione mi abituo e inizio ad apprezzare la scelta. Mi piace quindi anche guardare anime doppiati in altre lingue. Mi è anche capitato di trovare doppiatori migliori rispetto a quelli originali giapponesi. L'Italia ha una grandissima tradizione di doppiaggio, quindi magari anche qualche traduttore italiano è risultato migliore dell'originale. Potrebbe dare un consiglio a tutti i giovani che sognano di disegnare manga? È molto faticoso riuscire a diventare un mangaka. Servono molte qualità, e per poterle sviluppare serve molto studio. La prima qualità è l'abilità del disegno, ma da sola non basta. Serve appassionarsi alle storie e imparare a scriverle, leggendo molti libri e guardando molti film, bisogna capire come funziona il meccanismo narrativo. Quindi, come potete immaginare l'impegno da mettere nello studio è davvero tanto, e c'è il rischio di rinunciare lungo il percorso. Una qualità importante è anche quella di non rinunciare mai. Se non si rinuncia e si continua a studiare tutte le cose che ho elencato si può diventare davvero un ottimo mangaka. Bisogna avere molta passione, bisogna divertirsi e amare il lavori del mangaka. Se non c'è la passione, crolla tutto il resto. Mi auguro che in futuro possano debuttare e avere successo mangaka italiani di grandissimo talento. Nelle varie fiere ho visto molti bambini piccoli ammirati davanti ai modellini dei suoi robot. Cosa si prova ad avere creato dei miti ancora oggi così potenti anche con le nuove generazioni? Io ho sempre pensato di essere un bambino quando creavo storie: Io se fossi un bambino mi piacerebbe una cosa di questo tipo. Per me era importante venire affascinato dalle mie stesse opere. Penso sia per questo che le mie opere riescono ancora ad affascinare le nuove generazioni, come se avessi trasmesso il mio entusiasmo nelle mie opere, in cui continua a vivere il mio animo e l'energia che ci ho messo a crearle. C'è un personaggio che avrebbe voluto creare ma non ha mai avuto occasione di ideare? Sì, sono tantissimi i personaggi che sono rimasti nel cassetto. Non posso fare esempi concretoiperò mi è capitato di disegnare un personaggio, sottoporlo al direttore editoriale della rivista e venire rifiutato in quanto non era un personaggio che potesse avere successo. In altri casi sono stato io stesso a bocciare una mia creazione, domandandomi se potesse piacere ai lettori e rispondendomi di no. Cosa ne pensa del cosplay? Mi piace. Se fossi più giovane mi piacerebbe molto farlo, ma ormai ho una certa età e non posso più permettermelo. In Italia c'è una grande tradizione di cosplay, e alcuni degli italiani campioni del mondo hanno vinto proprio presentando cosplay di suoi personaggi.

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Autore notizia: Slanzard
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